Puntino e quadrato

Qui immobile, invaso da un pensiero. Guardo lontano il cielo dell’alba, cielo immenso, mi ricopre tutto. Ripeto in mente quei vecchi versi, scritti nel ’94; mi sento sopraffatto da un peso, un peso enorme e completo, un quadrato che mi avvolge, e poi fisso un punto lì, all’orizzonte, fra il cielo e i campi coltivati, e focalizzo questo quadrato: è solo un puntino, un atomo densissimo che, in realtà, non si trova fuori (e sopra) di me, ma dentro, dentro il mio pensiero.
Ripasso nella mente quelle parole, scritte nel ’94, le assaporo, le gusto, e ad ogni nuova sillaba quel puntino diventa enorme quadrato e poi ritorna puntino, così, ad ogni sillaba. Ripenso al cielo; affogato immobile, e aperto ad un grande respiro. Terminano le parole di quella poesia, e nella mia mente perdo quel puntino e quel quadrato. La bocca si sazia.
Mi accorgo di essere soltanto assonnato, qui in treno, alle sette del mattino, e di essere uno dei tanti folli, che come formichine rincorrono i loro luoghi stabiliti. Vicino. Lontano. Ma si va pur sempre da qualche parte. Un giorno non cambi niente, un altro cambi parte della tua vita. Ma questo non puoi saperlo in anticipo.
Perdo quel puntino e quel quadrato. Chiudo gli occhi, e dopo qualche secondo inizio a scrivere questa pagina. Il circolo si chiude e inizia a girare… scrivere e pensare…

(inverno 2000)
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